Mare Vestrum
Il 3 ottobre del 2013, a largo dell’isola di Lampedusa, morirono oltre 350 immigrati che tentavano di raggiungere le coste italiane. Fino a quel giorno, nel nostro paese erano stati rilevati 35 mila arrivi illegali via mare. Sulla scorta della tragedia, il governo Letta decise di avviare l’operazione “militare e umanitaria Mare Nostrum”. Con navi, elicotteri e droni, dalla metà di ottobre abbiamo iniziato a sorvegliare le frontiere in mare per soccorrere eventuali barche di clandestini in difficoltà.
17 AGO 20

Il 3 ottobre del 2013, a largo dell’isola di Lampedusa, morirono oltre 350 immigrati che tentavano di raggiungere le coste italiane. Fino a quel giorno, nel nostro paese erano stati rilevati 35 mila arrivi illegali via mare. Sulla scorta della tragedia, il governo Letta decise di avviare l’operazione “militare e umanitaria Mare Nostrum”. Con navi, elicotteri e droni, dalla metà di ottobre abbiamo iniziato a sorvegliare le frontiere in mare per soccorrere eventuali barche di clandestini in difficoltà. Il 20 dicembre è stato reso noto che, grazie a 38 operazioni di soccorso, sono state salvate “oltre 6.000 persone”; da allora, almeno altre 1.000 sono state scortate dalla Marina sulla terraferma. Un risultato è stato raggiunto, non certo trascurabile: da metà ottobre infatti non abbiamo avuto notizie di tragedie simili a quella di Lampedusa. Questo non esclude incidenti che siano sfuggiti al controllo italiano, né può rassicurarci sul futuro visto che siamo pur sempre in inverno, quando il numero di traversate tentate solitamente scende. Il risultato però c’è.
Si conferma così quanto scrivemmo dopo i fatti di ottobre: cioè che la colpa delle tragedie è delle Valtur schiavistiche, non nostra o della legge Bossi-Fini (ancora in vigore). Scrivemmo che per evitare gli annegamenti le strategie erano solo due: aprire le frontiere e organizzare un ponte aereo o marittimo con la sponda sud del Mediterraneo; oppure chiudere le frontiere e realizzare una politica di diplomazia per disincentivare le partenze. Il governo ha scelto la prima strada. Ne prendiamo atto, ma qualche domanda resta. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, disse che non tutti gli immigrati intercettati sarebbero stati portati in Italia: si ha notizia di collaborazioni di altri paesi? Inoltre: nei 7.000 sono conteggiati tutti i clandestini sbarcati o solo quelli aiutati? Viste le condizioni di sovraffollamento dei centri di accoglienza, tale ritmo di ingressi sarà sostenibile con l’arrivo delle stagioni calde? Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, aggiunse che l’Italia ce l’avrebbe fatta a sostenere da sola l’operazione Mare Nostrum “solo fino a dicembre”; è cambiato qualcosa? Infine un’osservazione: la democraticissima Australia ha appena respinto, con le sue navi militari, due barconi illegali in arrivo dall’Indonesia. Il governo liberale – in un paese che rimane mèta d’immigrazione economica, qualificata e pure umanitaria – ha deciso che l’immigrazione si sceglie e non si riceve, e che gli annegamenti si riducono con la deterrenza. E’ una strategia, anch’essa efficace a giudicare dalla riduzione delle pericolose traversate, e forse più sostenibile del ponte marittimo a tempo indeterminato.